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Il settore arbitrale italiano è esausto. Con la maggior parte delle attività ferme da un anno la tenuta dei tesserati è in ginocchio, tanto per chi è costretto a stare a casa quanto per chi, facendosi carico dei rischi connessi, riesce a scendere in campo. Per questo è necessaria una guida tecnica superiore rispetto agli anni precedenti, serve la concretezza di chi ha piena coscienza della realtà, servono idee su come creare attività alternative. Capacità, metodo, progetti concreti, attività studiate e praticabili. Sappiamo per certo che nulla di ciò è fornito agli arbitri italiani. La base è abbandonata e quasi si potrebbe dire che stia meglio del vertice del movimento. Sappiamo di una recente e profonda rottura tra il gruppo degli arbitri di Top10 e i membri del GTA, causata dalla perdurante e ben nota inadeguatezza di questi ultimi. Delle scarse capacità tecniche, manageriali e umane dei mai controllati professionisti del settore arbitrale eravamo a conoscenza. Ci rincresce apprendere che a questa profonda inadeguatezza si aggiungono la maldicenza e l’arroganza del sostenere che stia andando tutto bene, “che siamo messi meglio della Scozia”, che davvero si stia dando un contributo prezioso. Parimenti, le regioni versano in uno stato di abbandono totale. Esse sono liquidate dal Gruppo Tecnico Arbitrale con materiale mensile scadente e riciclato da incontri di livello diverso rispetto alle esigenze regionali. Si fa affidamento sulle capacità dei formatori regionali per adattare tale lavoro alla platea: un modo ozioso, semplice e comodo per scaricare su altri il proprio dovere. Gli stessi istruttori arbitrali non ricevono alcuna preparazione. Dire che i coordinatori e i responsabili del reclutamento e della formazione sappiano meglio del GTA quali siano i problemi sa di scusa.
L’ex Centro Studi della CNAr, formato da tecnici al servizio della stessa, è stato trasformato da Ascione nel GTA, un organo sotto il proprio controllo. Da allora, dell’inadeguatezza dei membri non è mai stato tenuto conto. Da Salvatore De Falco e Rossano Faccioli, che da anni ottengono contestazioni e non risultati, a Carlo Damasco, Monia Salvini e Mauro Dordolo, per finire con Ambrogio Bona: sempre a rincorrere i problemi senza saperli anticipare, sempre in ritardo col lavoro, sempre inadeguati alle esigenze del nostro Rugby. Arbitri di ogni livello, responsabili della formazione e coordinatori sono stufi dell’operato di queste persone. La grave crisi che stiamo affrontando non ci concede il lusso di mantenere simili inefficienze, incompetenze, inadeguatezze.

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